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Pastorale Sociale
dei Migranti

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15 Settembre 2021

Accoglienza e ospitalità secondo la fede

Si è svolto lunedì 13 il primo appuntamento di "Fede e Migrazione" presso la Facoltà Teologica di Torino
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Il nostro mondo è abbastanza saturo di parole vuote, ridondanti e sterili. Per questo le parole sentite lunedì scorso all’incontro “Fede e migrazione” sono perle rare. Come tutte le perle, si trovano solo con fatica. Sono parole che non urlano, non si impongono per l’autorità dogmatica o cattedratica. Si sono formate nel fondo dell’oceano, frutto di dolore, parto di una gestazione lunga, fatta di preghiera, di fede vissuta, della intelligenza di un cuore orante, pronto al sacrificio e al dono di sé nell’amore del Signore Gesù.

Justine e suo marito hanno aperto i loro cuori, sollevando leggermente il velo di alcuni momenti della loro testimonianza di fede vissuta, di cristiani congolesi che hanno lentamente e faticosamente messo radici nella nostra comunità ecclesiale torinese.

Martha, operatrice sanitaria peruviana, da più di vent’anni a Torino, ha parlato con discrezione della difficoltà di vivere in un tessuto sociale urbano che sta inesorabilmente perdendo sempre più le sue radici cristiane, che fatica a trarre energie e vitalità dal pozzo di una fede ormai appannata.

Don Roberto Repole, Direttore della Facoltà, ha sottolineato da par suo come dal punto di vista teologico vada riscoperta nella nostra vita la dimensione di “ospiti”: siamo tutti ospiti ospitati in Dio. Ha ricordato inoltre che noi a nostra volta “siamo in grado di vivere pienamente l’accoglienza perché siamo già stati accolti”. L’iniziativa quindi non è umana ma divina. Citando il vangelo di Giovanni “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio unigenito…” (Gv 3, 16) ha richiamato l’attenzione sul fatto che Dio ha dato se stesso all’umanità donando il suo Figlio perché noi avessimo la vita. Un’esistenza quindi “per gli altri” e fino all’ultimo respiro. Ma qual è lo scopo di questa donazione totale, libera e gratuita?  Donandosi, Dio crea uno “spazio” di accoglienza e ospitalità per ciò che non era Dio e Cristo, uomo-Dio nostro fratello, risorgendo, viene definitivamente accolto e ospitato nella vita stessa di Dio. Questa verità divina riguarda ogni credente che in forza dello Spirito, trova in Cristo e per mezzo suo uno spazio di accoglienza e ospitalità in Dio.

In che modo i credenti partecipano di questa pienezza di vita? Facendosi “ospitali”, diventando fratelli. Diceva ancora Don Repole “quando si incontrano persone provenienti da culture, tradizioni e fedi diverse, la prima cosa che dovremmo fare è di riconoscerci come fratelli che si accolgono reciprocamente in forza della nostra identità cristiana”.

 

Qui è possibile rivedere l’incontro: