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4 Marzo 2022

Carta di Roma e donne migranti Seminario per giornaliste/i 2022

L’articolo di Michela Marocco di Lingua Madre su "La Carta di Roma: media e mobilità umana tra aspetti qualitativi e statistici"
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Riportiamo dal sito di Lingua Madre  l’articolo di Michela Marocco  con il quale ci informa che martedì 15 febbraio il Concorso Lingua Madre ha preso parte al seminario di aggiornamento per giornaliste e giornalisti La Carta di Roma: media e mobilità umana tra aspetti qualitativi e statistici. Organizzato insieme all’Ufficio per la Pastorale dei Migranti – Arcidiocesi di TorinoCPO-Associazione Stampa Subalpina e GIULIA (GIornaliste Unite LIbere Autonome), il seminario, svoltosi online, ha riscontrato una grande partecipazione.

Relatrici e relatori dell’incontro Emmanuela Banfo, giornalista Rete Giulia, Sergio Durando, direttore Ufficio Pastorale Migranti di Torino, Daniela Finocchi, giornalista, ideatrice e responsabile del Concorso Lingua Madre, Marcella Rodino, giornalista Ufficio Pastorale Migranti di Torino, e Simone VariscoFondazione Migrantes. Sono inoltre intervenute le giornaliste straniere Luiza Dinica Diculescu e María Martínez. A coordinare, Stefanella Campana, rappresentante Rete GIULIA e CPO Associazione Stampa Subalpina.

Ad aprire l’incontro Maria Teresa Martinengo, Segretaria ODG, che ha portato il saluto del consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, ricordando l’importanza di questi percorsi di formazione, soprattutto quando incentrati sul linguaggio corretto e rispettoso da applicare all’esperienza professionale.

Stefanella Campana ha introdotto il corso con dati e riflessioni. «Sono 82,4 milioni le persone costrette a fuggire dalle loro case, dai loro Paesi e il 42% è formato da bambini e giovani sotto i 18 anni. Una mobilità causata dalle guerre, persecuzioni, conflitti, violazione dei diritti umani, disastri ambientali. Tra questi migranti forzati ci sono i 6,7 milioni di siriani, i 4 milioni di venezuelani, i 2,6 milioni di afghani. Ad accoglierli quasi sempre muri, fili spinati, accampamenti disumani, lager come quelli in Libia, la morte nel Mediterraneo. Sempre meno trovano protezione in Europa. Eppure gli immigrati non fanno più notizia come mette in luce l’ultimo rapporto della Carta di Roma dal titolo significativo Notizie ai margini». Campana ha poi ricordato l’importanza di parlare del fenomeno migratorio con una prospettiva di genere che rivela la vulnerabilità delle donne migranti, in Italia oltre la metà della popolazione straniera. «Più esposte alla disoccupazione e con un alto tasso di inattività – il doppio degli uomini – nonostante siano più istruite, dati che rivelano una simmetria con le italiane». Nel sottolineare la responsabilità dei/delle giornalisti/e a una corretta informazione nel rispetto della deontologia anche sul fenomeno migratorio, ha dato la parola a Emmanuela Banfo.

Emmanuela Banfo ha quindi presentato la Carta di Roma e il codice deontologico da questa dettato, con cui la categoria ha riflettuto su una serie di principi per conciliare il diritto di cronaca con i diritti dei cittadini, dell’opinione pubblica, di coloro che diventano poi i soggetti dell’informazione stessa. «Questa è una Carta che via via si aggiorna – ha spiegato Banfo – e ha recentemente inserito degli articoli fondamentali che impongono a giornaliste e giornalisti di applicare le norme deontologiche nell’uso di tutti gli strumenti di comunicazione. Questa è una svolta importante, che ha compreso anche l’informazione via internet». Banfo è quindi entrata nel merito della Carta, approfondendo il contenuto dei diversi articoli, che affermano come sia necessario usare sempre termini giuridicamente appropriati per restituire a lettori e lettrici la massima aderenza alla realtà (per esempio, vocaboli quali “immigrato/a”, “extracomunitaria/o”, “rifugiato/a”, “straniera/o”, “clandestina/o” non sono sinonimi e corrispondono a condizioni giuridiche e politiche differenti). Una pratica necessaria non solo per trasmettere notizie vere, ma anche per non creare danno ai soggetti protagonisti di quelle stesse notizie. Ruolo principale del e della giornalista, infatti, deve essere quello di tutelare coloro che affidano loro la propria testimonianza, adottando tutte le accortezze necessarie per proteggere l’identità e l’immagine di queste persone, anche attraverso la collaborazione con esperti/e e specialisti/e del settore, senza dimenticare di riportare i fatti con correttezza e chiarezza.

È quindi intervenuta Daniela Finocchi che ha presentato il Concorso Lingua Madre e i suoi 17 anni di lavoro sulla letteratura femminile di migrazione. «Quando si parla di migranti bisogna tenere presente che le donne sono quelle più esposte a gravi rischi come lo sfruttamento sessuale, la tratta e la violenza, che non smettono di rimanere incinte quando sono in movimento e che hanno maggiore probabilità di dover affrontare problemi di salute sia in transito sia nei Paesi di approdo» ha spiegato, illustrando quindi l’attività di ricerca condotta dal progetto CLM attraverso il Gruppo di Studio – formato da docenti italiane e straniere e in collaborazione con le Università in Italia e all’estero – grazie alla quale vengono approfonditi i temi legati alla migrazione femminile, realizzando convegni, pubblicazioni, saggi. «Quella in cui viviamo è una realtà mutata – ha continuato – che necessita di una lettura diversa da quella tradizionale, una realtà che dimostra con chiarezza il bisogno imprescindibile di uno sguardo sessuato alla migrazione contemporanea: perché le donne ne sono protagoniste e anche migrando cambiano il mondo. È sempre bene ricordare che quello che non si nomina non esiste, proprio per questo bisogna mettere in atto, soprattutto nel mondo della comunicazione, un linguaggio rispettoso della differenza e delle differenze e per farlo basta semplicemente applicare le regole grammaticali che l’italiano già prevede. Queste non sono solo mere questioni formali, perché la forma è sostanza».

«La mobilità umana sempre più registra numeri crescenti ma accanto a questi numeri aumentano muri, paure e razzismo, aumentano anche le politiche di esclusione. Questo è particolarmente evidente nei confronti dei cosiddetti migranti forzati» ha esordito Sergio Durando, aggiungendo: «Faccio riferimento al Quinto Rapporto sul mondo dei richiedenti asilo e rifugiati e sul tema delle stesse migrazioni forzate. Nel 2020 ben 84 milioni di persone sono state costrette a scappare dal proprio Paese. Di questi più di 2/3 arrivano da soli 5 Paesi, che sono la Siria, il Venezuela, l’Afghanistan, il Sud Sudan e il Myanmar. In Europa ci sono stati meno arrivi di rifugiati e migranti, meno 12%, e anche meno richieste di asilo: i numeri sono infatti crollati di 1/3. Il dato che fa riflettere è che delle 417.000 domande di asilo nel 2020 ne sono state accolte in Europa solo 281.000. Entrare in Europa quindi è sempre più difficile, costoso e pericoloso, ma una volta arrivati non si ha la garanzia di veder riconosciuto il proprio diritto a poter restare. Interessante, rispetto alle migrazioni forzate, è inoltre il diaframma che la pandemia ha creato tra la fetta di popolazione mondiale in grado di curarsi e chi invece non ha accesso alle cure». Durando ha poi illustrato anche la situazione degli italiani all’estero, di coloro – soprattutto giovani – che cercano lavoro e poi rimangono a vivere al di fuori dei confini nazionali, rendendo la popolazione della penisola sempre più anziana.

La parola è quindi passata a Simone Varisco, curatore del Rapporto Immigrazione: «Dagli interventi di oggi emerge con forza come la comunicazione sia quell’elemento imprescindibile che sta tra il fatto, l’opinione e la lettura che il pubblico opera di quello stesso fatto. Voglio quindi analizzare alcuni dati contenuti nel XXX Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes 2021, per estrarre quei temi, quelle storie, quegli spunti di riflessione che riguardano in particolare le donne. Un compito non facile perché questi dati sono numerosi e profondamente intessuti all’interno di tutta la pubblicazione, perché la donna è protagonista fondamentale – e non disgiunta dall’uomo – della mobilità internazionale e della migrazione in particolare». Varisco ha poi suddiviso il suo intervento in due parti, da un punto di vista generale statistico e numerico e da un punto di vista più specifico, attraverso diverse chiavi di lettura: «In alcuni contesti, quali l’Europa e il Nord America, i flussi migratori sono in maggioranza femminili, questo ci dice come ci sia una varietà all’interno della mobilità che va ben oltre lo stereotipo, una varietà che verrebbe persa se non analizzata correttamente. Abbiamo inoltre provato a fotografare l’altra parte della cronaca nera ovvero i e le migranti come vittime di violenza: una vittima su cinque è di cittadinanza straniera, e sono soprattutto donne».

Proprio a questo aspetto si è collegata anche Marcella Rodino: «La criminalità prospera in tempi di crisi e ha una grande capacità adattiva. Per quanto riguarda la prostituzione, già ben prima della pandemia, il fenomeno dell’indoor era un crescita, una situazione che è ovviamente peggiorata negli ultimi due anni, in cui si è visto anche lo spostamento su internet di questo tipo di sfruttamento. Gli ultimi dati indicano che sono 25 milioni le persone vittime di tratta nel mondo, con un giro di affari di 150 miliardi. Fra queste si trovano principalmente donne e minori. Nel 2020 in Italia le vittime di sfruttamento prese in carico erano 2040, di cui l’81,8% erano donne. Sono stati realizzati rapporti di ricerca dopo la pandemia per riuscire a capire quali siano i fenomeni legati alla tratta, in particolare uno redatto dall’Ufficio delle Nazioni Unite sulla droga e sul crimine ha analizzato i numeri delle prede online, che sono in costante aumento. Questo è un aspetto che abbiamo riscontrato anche attraverso l’attività dell’osservatorio dell’Ufficio Pastorale Migranti: la perdita del lavoro delle straniere, specialmente se non hanno una rete di sostegno, le porta ad una situazione di non ritorno, di disperazione totale, ed è in questi momenti che vengono intercettate dalle organizzazioni criminali».

In conclusione sono intervenute anche Luiza Dinica Diculescu e María Martínez che hanno condiviso con le e i partecipanti la loro esperienza professionale di giornaliste straniere in Italia, insieme ad alcune riflessioni. «Dovere di giornaliste/i dovrebbe essere anche quello di diffondere il fatto positivo, senza indugiare necessariamente sulla tragedia o sul dramma. È un dovere trasmette anche i valori delle altre culture: giornaliste/i devono per prima cosa informare, questa è la loro grande responsabilità», ha spiegato Luiza Dinica Diculescu.

María Martínez ha quindi sottolineato la superficialità cui troppo spesso si abbandonano i media quando i soggetti della notizia sono migranti o semplicemente persone straniere: «Resto sempre sbalordita rispetto alle notizie false che non vengono poi smentite. Non mi riferisco alle fake news, ma a quelle che leggo sulle testate nazionali. Tra i doveri di giornaliste/i c’è anche quello di accertare l’attendibilità delle notizie, un aspetto su cui troppo spesso si sorvola».

Le domande del pubblico hanno chiuso il percorso di formazione, dando un’ulteriore possibilità a partecipanti e relatrici/tori di approfondire i temi trattati nel corso dell’incontro, attraverso scambi costruttivi e nuove prospettive.

Riportiamo, di seguito, alcuni collegamenti utili per approfondire i temi del seminario e accedere ai dati di riferimento:

Linee guida per l’applicazione della Carta di Roma- Una sintesi

XXX Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes- Una sintesi

Il diritto d’asilo – Report 2021

Il diritto d’asilo – Report 2021 – Una sintesi